Il Violino dei Poveri

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violino dei poveri tradizioneIl violino dei poveri non fa parte della tradizione musicale antica della nostra regione, sembra infatti che sia stato introdotto, come altri strumenti, verso gli anni ‘50 del secolo scorso. Ancora una volta è probabile che sia il sud Italia, con la sua ricca tradizione, a offrire spunti rielaborati poi dai gruppi folkloristici locali.

Dalle ricerche effettuate risulta che i primi nelle Marche ad utilizzare questo “violino”, chiamato poi segone o segò, furono dei gruppi caratteristici di San Costanzo e Fano situati nella provincia di Pesaro-Urbino.
Successivamente l’idea venne elaborata e arricchita con l’introduzione di campanelli da Mario Amici, voce e memoria popolare di Monte San Vito (An), un comune situato nella Valle Esina.

 

Ecco dunque spiegata la differenza tra il violino dei poveri partenopeo (detto anche scetavajasse) violino dei poveri marchee il violino dei poveri marchigiano. Nel secondo la numerosa quantità di campanelli fissata in quello che dovrebbe simulare l’archetto di un normale violino, produce un suono fragoroso e di festa.

Altra interessante differenza sta nel fatto che nello strumento della Marca c’è una chiara imitazione della forma di un violino classico.

Non mancano poi abbellimenti come incisioni in bassorilievo, passamanerie, fiocchi e pon pon.
Come per altri strumenti idiofoni il suono è determinato fortemente dai materiali impiegati e nel caso del segone si tende a scegliere legni molto duri come quello del gelso per limitare l’usura provocata dallo sfregamento delle parti a

contatto. Non esistono delle misure o modelli standard di riferimento al contrario ogni artigiano tende a elaborare e realizzare strumenti molto originali.

Pur non avendo un ruolo fondamentale nella musica tradizionale marchigiana è molto facile oggi incontrare il violino dei poveri nei giovani gruppi folk. La probabile ragione sta nella sua facilità di utilizzo e nel suo forte carattere estetico.

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Danilo Donninelli